Come lavoro
Mi piace fare ordine, ma non complicare le cose.
Nel tempo, indipendentemente dal contesto, ho capito che lavoro meglio più o meno così.
Capire dove vale la pena intervenire
Non tutto quello che sembra urgente lo è davvero. Mi piace mettere a fuoco cosa conta, cosa può aspettare e dove ha senso concentrare energie e attenzione.
Dare una struttura, senza renderla rigida
Mi piace dare una struttura al lavoro, con priorità chiare e un modo condiviso di procedere. Ma se cambiano le circostanze, bisogna adattarla e rimodularla. Anche il ritmo è una cosa delicata: a volte bisogna andare veloci, altre volte lasciare all’organizzazione il tempo di arrivarci.
Provare, imparare, poi eventualmente scalare
Quando si può, preferisco non costruire tutto prima di sapere se funzionerà. Meglio provare in piccolo, vedere cosa succede, aggiustare il tiro e poi dare gas a quello che funziona. E non sempre bisogna inventare qualcosa o fare cambiamenti netti: a volte c’è già qualcosa che funziona, e va semplicemente adattato e portato altrove.
Non credo molto nelle formule magiche.
Se le avessi probabilmente ora sarei ai Caraibi con un Mojito in mano.
Lavoro tra strategia, marketing e trasformazione, spesso in momenti in cui un’azienda sta crescendo, cambiando struttura o cercando un modo diverso di lavorare.
Non c’è sempre una risposta già pronta. A volte serve una direzione, altre volte fare ordine, capire cosa non sta funzionando e decidere da dove ripartire.
Nel tempo ho finito per lavorare soprattutto su tre cose: far crescere il business, far funzionare le persone e accompagnare il cambiamento.

Team & Leadership
Far funzionare le persone.
Team, responsabilità, coaching e modi di lavorare.

Strategy & Growth
Far crescere il business.
Strategia, marketing, brand, go-to-market e sviluppo di nuovi mercati.

Transformation & Integration
Accompagnare il cambiamento.
Integrazione, rebranding, rollout e cambiamenti organizzativi.

Le cose da fare sono la parte facile. Poi arrivano le persone.
Una strategia può essere giusta sulla carta e un progetto avere tutte le risorse necessarie. Eppure l’execution può bloccarsi lo stesso.
A volte perché le decisioni non sono chiare. Altre perché le responsabilità si sovrappongono, le funzioni non si parlano, un manager fatica a far crescere il proprio team o una conversazione importante viene rimandata. È qui che ho imparato che lavorare sulle persone non viene dopo il lavoro ma è parte integrante del lavoro.
La cosa che mi rende più felice? Rendermi inutile.
Nel tempo ho imparato che una parte importante del mio lavoro è proprio questa: mi piace dare struttura senza togliere autonomia, aiutare i manager a crescere e creare le condizioni perché un team sappia decidere e andare avanti anche senza avere sempre bisogno di me.
Con i team utilizzo anche approcci di lavoro agile e Scrum: rendono il lavoro più visibile, chiariscono priorità e responsabilità e aiutano a costruire autonomia. Sono strumenti che mi piace trasferire anche ai manager, in modo pratico.
E poi c’è tutto il resto: lavorare con i pari, gestire verso l’alto, capire quando spingere e quando lasciare spazio. Perché una buona parte della leadership sta anche nel sapersi muovere dentro queste dinamiche.
È anche per questo che ho deciso di studiare coaching. Non perché volessi cambiare mestiere, ma perché ho capito che, per lavorare bene con le persone, l’intuito da solo non basta. Oggi porto alcuni di quegli strumenti nel lavoro quotidiano con persone, manager e team.
Alcune cose su cui ho lavorato.
Progetti diversi, contesti diversi. Un po’ di quello che ho seguito negli anni.
Ho un lavoro a tempo pieno e due bambini piccoli, ma mi piace sempre conoscere persone, confrontarmi, imparare da punti di vista diversi dal mio, per me è ossigeno per il cervello. Da lì nascono la maggior parte delle occasioni di cui parlo qui sotto: una conversazione, un intervento, un percorso di formazione.
Ogni tanto il lavoro esce dal lavoro.
Un leadership team che deve prendere una decisione. Un’organizzazione che sta cambiando. Un problema che non si riesce a leggere con sufficiente distanza. Un evento che vuole andare oltre le solite slide. Un’aula piena di manager che vuole confrontarsi con esperienza reale.
Executive advisory
Per ragionare insieme su una situazione, una decisione, una crescita da costruire o un cambiamento da affrontare.
Speaking
Per portare in aula, sul palco o in un evento quello che ho imparato lavorando su crescita, marketing, leadership e trasformazione.
Executive education
Per trasferire strumenti e modi di lavorare a team e organizzazioni, partendo quando possibile da situazioni reali.
Ho iniziato a scrivere su Substack.
Pensieri, esperienze e punti di vista su lavoro, marketing, leadership, persone e cambiamento.